MANIFESTO

MANIFESTO

come tutto in natura, anche il manifesto di questo blog è in continua mutazione. nessuno scopo preciso. la verità non credo esista, tanto più nell’epoca post-moderna, dove il bombardamento mediatico è cresciuto grazie ad internet e alle nuove tecnologie. nell'abbondanza ci si confonde facilmente. tuttavia, alcuni punti di vista rimangono dominanti, in quanto maggiormente pubblicizzati dagli organi di informazione ufficiali. questo spazio, tra l’altro, vorrebbe essere veicolo per quelle voci che non si sentono e che per la maggior parte delle persone flirtano con l’assurdo. mi è sempre piaciuto l’assurdo per la sua vicinanza con la natura intima degli esseri e dei fenomeni. per la maggior parte pubblicherò delle playlist salvate sul mio canale di youtube, non per imporre la mia visione incoerente della realtà, ma per dare asilo, oltre che alle versioni ufficiali, a tutto il sommerso di voci più o meno nascoste che dicono il diverso. se poi si tratta di complotti o paranoie, questo lo deciderà il lettore. non cerco fan né promuovo un ideale specifico. non ho la costanza per stare dietro a nessun impegno superiore al respirare. sento semplicemente lo scemare della libertà di espressione, la delicata linfa della diversità andare sperperandosi senza che la maggior parte lo consideri un delitto. vedo le generazioni assopirsi e sento che anche per me, apatico cronico, è venuto il momento di alleggerire la coscienza.

martedì 4 settembre 2012

بزرگ شما تشکر می کنم

Dopo tre settimane di vagabondaggio in un paese straniero nasce spontaneamente il desiderio di scriverne, soprattutto se vi si è ritrovati particolarmente bene. Vorrei quindi rendere omaggio all’Iran e al suo popolo, totalmente diverso da come viene percepito mediamente in Italia. E per totalmente diverso intendo dire come il giorno e la notte, il fuoco e l’acqua, l’egoismo e l’altruismo. E’ sbigottente più che inspiegabile, che un luogo delle bellezza e tranquillità dell’Iran venga svilito per scopi economici e politici, a covo di terroristi pazzi, impegnati unicamente a bruciare bandiere a stelle e strisce, annientare Israele e tagliare la gola a quanti più occidentali possibile. Desidero in altre parole affermare con forza un semplice concetto: la stragrande maggioranza dei persiani non solo non ci odia, ma come minimo ci adora, ci ama. Soprattutto noi italiani. Non crediamo più alla latrina televisiva che ci confonde con il profumo facile del pregiudizio. Per favore. La realtà è totalmente diversa.
Quella che segue è un’istantanea e un tributo, prodotta da uno umanoide medio, che senz’altro di un biglietto aereo e un visto valido venti giorni, si è immerso nel paese, scorrendolo da est ad ovest, da nord a sud. A tutti coloro che vogliono conoscere una terra magnifica e un popolo caloroso ed accogliente come mai ho trovato in nessuna altra parte del mondo, a chi vuole visitare una terra dove la bellezza e i poeti sono ancora tenuti in somma considerazione, a chi ama il trekking, il deserto, l’alpinismo, la storia del grande Impero Persiano, a chi vuole andare in un posto sicuro con uno dei tassi di criminalità più bassi al mondo e vedere con i propri occhi la verità, a chi ha pochi soldi da spendere e a chi ne ha tanti, a chi per due settimane vuole provare a stancarsi di avere e tornare semplicemente ad essere. Fateci un pensiero, anzi andateci. L’Iran vi stupirà.
Vado dunque con la stilla degli inevitabili ringraziamenti: I would like to lavish the warmest of my hugs to Rashidi family for making unforgettable the day at Persepolis. I think it's for feelings of familiarity so strong, that we insists to live. Emotions so strong justify, not once but countless lives spent in hell. A big, special, warm, deathless thanksgiving to the father of Soroush to have imprinted in my humble notebook its magnificent art of calligrapher. I remember every one of you and hope to see you soon. "May the river near your home always run clear and calm."
 Thank you to Jamal Moradi, owner of Pasargade Restaurant in Andimeshk. Thanks for helping me in all my needs and for signing fraternally spent in any way to make unforgettable my day in your city. Thanks to your uncle Saeed who opened the doors of his cozy home, fed me with his food and offered me the treasure of his splendid hospitality. Thanks to your great friend Hassan, because without him who spoke English, probably I would not have known you. Thanks to Poria Arvan from Dorud, Shamar Gholobi that will never read these words, Farzad Garzam diligent in his work, Rastak Ensemble to embody perfectly the spirit of Persian people in music, thanks to Ahmed for sharing pumpkin seeds and apple juice with others Estheghlal supporters during the derby against Persepolis at Azadi stadium in Tehran, thanks to Amer Hosein cheered for hours waiting for a night bus in the oasis of Tabas, his friend Nazar, wish you to quickly find what you are looking for, thanks to Amid Mashhad for helping me in every way and for explaining me which is the right Iranian team to support, to Yasi from Yazd, may you soon return to your own land and that it can be free from the influence of the empire, to Abdul Gafoor of Queshm, who cooked only for myself in the kitchen of his house in the middle of Ramazan, to Arad from Kerman, known near the Zayandeh river in Esfahan, nineteen solitary traveler in his own land, we are insignificant essential fibers of the universe and the rose of youth fades quickly, thanks to all travelers, a Paola e Ruggero sulla via dell’India in un viaggio via terra attraverso la Turchia, l’Iran, il Turkmenistan, l’Azerbaigian, eccetera, eccetera, eccetera – non importa dove, l’importante è andare -, to Joos the hitchhiker, the endless Japanese and Korean whose names are impossible to pronounce, the two daring ladies Milan with which we occasionally met around, thanks to Gao Xingjian, for allowing me to feel like a father for a time, allowing me to give you the return of the experiences accumulated in three weeks of wandering, thanks for movie discussions on the landing of the guest house, my young friend in Beijing, and many “excuse me” to the Japanese that wanted to sleep. Thanks to the endless anonymous, despite not understanding a word, they went all the way to help me, for loading me on the bike and unloading directly to the destination, for taking me on the bus insisting to pay for the ride. How many times have I heard the phrase "I am at your service" "you are a guest" without a trace of servility or interest, just because the guest is a precious gift and should be treated as such. Thank you for your love. Thanks to the gardens where the nightingales sing and families spread the carpets for picnics, lovers secretly caress and to the gardeners, who work to keep them in superb condition. Thanks to authors, conceptual and material, of such wonders as the Mosque and the Imam Square in Esfahan and bridges on Zayandeh, thanks to the gorges, the canyons, the streams, the dust, the thirst and the smeltery sun. I hope you will soon get rid of the sore of dictatorship. To do it independently, without the need of the intervention of fake saviors from outside. You are the children of Xerxes. You were the slaves of Alexander; for this you can not be slaves of the Coca Cola. I hope you can find in yourself
the driving force to bend the fate of your character. Alone is better. Inshallah.


UN MINIMO DI STORIA

Alcune inevitabili precisazioni: prima cosa: gli iraniani non sono arabi. Discendono piuttosto da popoli come i Guti e i Mannei, migrati negli altopiani iranici dalle steppe russe intorno al 1100 a.C. Alcuni testi risalgono la storia fino al 5000 a.C. e riferiscono di popolazioni abitanti l’odierno Iran e li considerano a tutti gli effetti gli antenati dei moderni iraniani. Una civiltà molto antica e radicata, quindi. L’Iran attuale raccoglie il testimone del grande impero persiano fondato da Ciro il Grande attorno al 600 a.C. e formalmente vivo fino al 1979, anno della rivoluzione khomeinista. La religione tradizionale è lo zoroastrismo, ancora viva anche se decisamente minoritaria. L’Islam si è imposto a partire dalla fine del I° millennio circa e, pur diventando la religione prevalente, non ha scalfito l’anima – direbbe Spengler – della civiltà iraniana. Pur condividendo con gli arabi la religione ed avendo mutuato alcuni vocaboli dalla loro lingua, gli iraniani possiedono un’identità propria, propri idiomi ed alfabeto, evoluzione del cuneiforme.  E’ quindi un grossolano errore di approssimazione amalgamarli alle popolazioni del Maghreb. La differenza appare evidente in molteplici occasioni. La più grande festività nazionale per esempio, – il Nowruz o Capodanno persiano – coincide con il solstizio di primavera e si tramanda dai tempi della dinastia achemenide. Una festa pagana quindi, spesso osteggiata dall’autorità politico-religiosa. Infine un distinguo doveroso per descrivere uno stato governato da una teocrazia. Nonostante il 90% dei musulmani del mondo sia di natura sunnita, l’Iran è l’unica nazione al mondo a predominanza sciita, tradizione che accoglie la stragrande maggioranza della popolazione. Per la differenza tra le due scuole vi consiglio di consultare pubblicazioni specializzate. E’ una tematica molto complessa, quasi quanto quella riguardante la condizione della donna. Esprimere un giudizio secco, sarebbe da cretini.