MANIFESTO

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come tutto in natura, anche il manifesto di questo blog è in continua mutazione. nessuno scopo preciso. la verità non credo esista, tanto più nell’epoca post-moderna, dove il bombardamento mediatico è cresciuto grazie ad internet e alle nuove tecnologie. nell'abbondanza ci si confonde facilmente. tuttavia, alcuni punti di vista rimangono dominanti, in quanto maggiormente pubblicizzati dagli organi di informazione ufficiali. questo spazio, tra l’altro, vorrebbe essere veicolo per quelle voci che non si sentono e che per la maggior parte delle persone flirtano con l’assurdo. mi è sempre piaciuto l’assurdo per la sua vicinanza con la natura intima degli esseri e dei fenomeni. per la maggior parte pubblicherò delle playlist salvate sul mio canale di youtube, non per imporre la mia visione incoerente della realtà, ma per dare asilo, oltre che alle versioni ufficiali, a tutto il sommerso di voci più o meno nascoste che dicono il diverso. se poi si tratta di complotti o paranoie, questo lo deciderà il lettore. non cerco fan né promuovo un ideale specifico. non ho la costanza per stare dietro a nessun impegno superiore al respirare. sento semplicemente lo scemare della libertà di espressione, la delicata linfa della diversità andare sperperandosi senza che la maggior parte lo consideri un delitto. vedo le generazioni assopirsi e sento che anche per me, apatico cronico, è venuto il momento di alleggerire la coscienza.

lunedì 27 febbraio 2012

Intervista all'ambasciatore iraniano in Italia

come scritto da Richard Javad Heydarian nei suoi articoli sul Tehran Times, l’Iran non sembra troppo preoccupato dall’embargo minacciato dall’Europa. l’ambasciatore in Italia dello stato arabo, afferma anzi, in questa intervista rilasciata ad un giornalista di una radio italiana, che le sanzioni finiranno per ritorcersi proprio contro l’Europa. secondo me questo, più che masochismo, potrebbe rivelarsi una manovra atta ad aumentare l’acredine della popolazione europea contro l’Iran. un naturale disagio a fronte delle carenze di approvvigionamenti di energia o dell’aumento dei prezzi ad essi correlati,  potrebbe essere un bel incentivo per rendere legittimo agli occhi dell’opinione pubblica l’intervento forte contro lo stato islamico. secondo me, e fantastico, la vera bomba emotiva sarà un attentato contro Israele o gli USA, oppure qualche altro stato “pesante”, una bomba a Parigi, alle Olimpiadi di Londra, sai che scena, e tutto il malcontento derivante dalla carenza energetica e conseguente aggravamento della crisi economica, a giustificare l’attacco. fantasie, certo, ma io non credo che l’Iran sia popolato da orde di retrogradi assassini. nemmeno l’ayatollah Khamenei, dipinto come il diavolo con le corna e il forcone, mi pare tanto peggio dei nostri leader, visto che tra l’altro considera contrari all’islam la produzione, l’utilizzo e  lo stoccaggio di armi nucleari e ribadisce il suo favore all’utilizzo della tecnologia atomica solo in ambito civile. l’idea di un’intenzione di armarsi di dispositivi di offesa nucleari da parte iraniana è supportata solo dai nostri mezzi di informazione. noi sì che ce le abbiamo per certo le bombe… e anche noi italiani, badate bene, proprio in casa. io non riesco proprio a figurarmelo come barbaro il popolo iraniano, ditemi quello che volete, sarò strano, a fronte delle testimonianze dirette di chi è stato per vacanza o lavoro nella sua terra. sono molto indeciso su dove andare questa estate, ma sempre più si fa strada in me l’idea di vedere dal vivo la realtà di questo paese, che immagino bellissimo ed ospitale come tutti i paesi arabi, a fronte di una storia millenaria, a dispetto di ogni infamante propaganda. prima che venga spianato dalle bombe intelligenti della NATO.

venerdì 24 febbraio 2012

NG - Tecniche di controllo

pubblico un documentario National Geographic, dove si parla dei più sofisticati sistemi di sorveglianza: telecamere, microchip impiantati nella carne e scansioni dell’iride. all’inizio si parla del sistema di telecamere che sorveglia Londra. più di 500.000 occhi elettronici in grado di seguire gli spostamenti di chiunque si muova nel territorio della capitale. poi della tecnologia di riconoscimento facciale, fino agli elicotteri che volano sopra le città di notte per controllare le strade e le terrazze dei privati cittadini. sistemi che aiutano le forze di polizia a prevenire il crimine, ma che possono anche trasformarsi in un sistema di controllo generalizzato, se utilizzati senza discriminazioni. e i governi, ditemi se sbaglio, spesso si sono rivelati soggetti loschi e disumani. nessuno può concentrare nelle proprie mani un potere del genere. si chiama dittatura. invece la fanno passare come la forma più alta di tutela del cittadino. già abbiamo i cellulari sempre addosso, che segnalano continuamente la nostra posizione. qualcuno pensa che se non si ha niente da nascondere, non si deve temere l’occhio del grande fratello; ma io dico, a sentire parlare di sistemi del genere solo vent’anni fa, veniva da pensare alla fantascienza, ma fantascienza fosca, tetra, maledetta. adesso la cosa è realtà e stiamo a disquisirci sopra. non me ne frega un cazzo se non sono un criminale, se non ho nulla da nascondere… il fatto è che non ho nulla da fare vederea chi non conosco. l’uomo è nato per non sapere cosa succede al di fuori della portata dei suoi sensi. gli attentati del 11 settembre 2001 sono stati una manna per tutti i governi, soprattutto quello americano, che con la scusa del sedicente terrorismo internazionale, hanno reso legali e soprattutto hanno fatto passare per legittime misure di violazione della riservatezza, considerate lesive della libertà individuali solo una ventina di anni fa, misure comuniste, perversioni staliniste, considerate tali proprio dai loro attuali sostenitori quali misure di sicurezza indispensabili. poi tutto quel sistema di catenacci eletronici, i bancomat, i telepass, le transazioni con le carte di credito, le mail, i social network. lasciamo dietro di noi tracce che riunite in database rendono un profilo molto accurato di chi siamo, dei nostri spostamenti, dei nostri vizi e inclinazioni. sono uno strumento di marketing occulto, che suggerisce quali sono i prodotti da lanciare sul mercato. e in base a quei prodotti, la nostra vita cambierà. perché se quando penso alla campagna vedo, nella mia mente, il logo del mulino bianco, mi sento violentato. e la cosa che, nei periodi di sconforto che per forza di cose mi attraversano, mi trafigge maggiormente, è di come, nella realtà dei fatti, la popolazione non sia stupida. conosce la realtà, ma è rassegnata, vinta, docile a questa logica. qui la mia depressione raggiunge il culmine: quando vedo la gente tranquilla e rassegnata. consapevole e convinta di essere impotente. lobotomizzata, priva della volontà. inquietante una delle ultime frasi del documentario: “mezzo milione di telecamere non hanno potuto fermare gli attentatori di Londra”… allora cazzo… dovevano essere davvero organizzati bene i bombaroli… così bene come tre studenti armati di ideologia e fanatismo difficilmente possono essere… almeno che dentro al cranio non abbiano il cervello di Albert Einstein o Jean Genet, tre crape di geni, insomma. ma un genio col cazzo che si fa saltare in aria per un’idea.

Siria: Crimini israeliani spacciati per siriani

ancora una volta sembra che le immagini in arrivo dalla Siria, stavolta riguardano violenze compiute su bambini da parte dell'esercito, siano degli scandalosi falsi. pare che le immagini usate da un'organizzazione umanitaria israeliana per sensibilizzare l'opinione pubblica sui crimini dell'esercito siriano, siano vecchie e già state pubblicate in passato per documentare atti di violenza compiuti dagli israeliani stessi a Gaza. quindi si tratta non solo di falsi, ma anche di crimini israeliani riciclati allo scopo di tornare utili. cosa sta accadendo in Siria, non lo so. di sicuro non è quello che ci dicono le televisioni. ed anche se questa notizia appare su un insignificante blog amatoriale, dovrebbe bastare a degelittimare tutto il complesso dell'informazione di massa. i direttori delle agenzia di stampa dovrebbero dimettersi, così quelli dei giornaletti e venire almeno processati. e se questo non accade, mi dispiace tanto, è tutta colpa nostra. di noi gente comune. del nostro menefreghismo, cresciuto a girelle e telefilm. per chiunque desideri trovare informazioni libere dall'influenza della propaganda occidentale, c'è questo bel sito in italiano. in Siria la stanno facendo sporchissima, come hanno fatto in Libia.
http://www.youtube.com/watch?v=dACqDz8e2cA

giovedì 23 febbraio 2012

Ce cos'è l'ESM, o Fondo Salva Stati?

non so bene chi siano i due signori presenti in questo video, né cosa sia l'Unione Federalista Italiana, ma se è per questo non conosco neppure il direttore del Tg1 o quello di Repubblica, del Corriere della Sera o di Euronews. che si votino leggi all'insaputa dei cittadini, e spesso anche dei loro rappresentanti,  è ormai cosa nota. noto il silenzio calato dai media sulle questioni davvero pesanti, tipo il Trattato di Lisbona - presto posterò una bella lezione di Paolo Barnard a riguardo -, le morti sospette da uranio impoverito, la rivoluzione islandese, il golpe in Venezuela,  noto, per quanto mi riguarda, il fallimento come forma di governo della democrazia rappresentativa centralizzata. quindi, perché non dare un po' di attenzione, sempre e comunque dopo avere sbavato a garganella sulla farfalla di Belen, anche alle rivelazioni di questi due cordiali signori? cos'è il fondo salva stati? è un meccanismo per dare una mano a chi si trova in difficoltà o un ulteriore organo sovranazionale, con poteri pressoché illimitati, atto a ridurre al ruolo di comparse gli stati europei? a qualcuno potrebbe venire voglia di approfondire.

mercoledì 22 febbraio 2012

Le sanzioni all'Iran, di Richard Javad Heydarian (parte 2)

LA RESILIENZA ECONOMICA IRANIANA

La forza dell’Iran risiede nel surplus commerciale, un basso debito pubblico lordo e la relativa imponenza della sua economia (diciassettesima a livello mondiale), che ha beneficiato degli alti prezzi del petrolio negli ultimi anni. Con un basso debito pubblico e un sano bilancio commerciale, l’Iran, nel frattempo, può continuare ad emettere obbligazioni e appoggiarsi a finanziamenti esterni per soddisfare le proprie esigenze. Lo stato è al centro dell'economia e pertanto l'emissione di titoli di stato comporta un limitato rischio di crowding out per il settore privato. Inoltre, la crescente incertezza geo-politica e l’aumento della domanda di petrolio, hanno causato un rialzo dei prezzi del greggio. Ecco che l’Iran può conservare ancora il suo slancio economico, purché mantenga un livello relativamente stabile degli scambi di petrolio con clienti alternativi, una volta che l'embargo dell’Unione Europea entrerà in vigore nel giugno 2012. Malgrado le sanzioni, l’Iran ha in previsione di esportare circa l'80 per cento del suo petrolio, così da mantenere un significativo flusso di denaro in entrata per i prossimi mesi. Ci sono anche dei dubbi in termini di capacità e volontà da parte dei fornitori alternativi di compensare le mancate esportazioni iraniane. L’Iran esporta circa 2,5 miliardi di barili di petrolio al giorno, che rappresentano circa il 70 per cento delle capacità di ricambio dei paesi OPEC. Di conseguenza, sostituire le esportazioni iraniane significa minare ulteriormente la stabilità, già precaria, dei mercati globali di energia. Vista l’elevata volatilità del mercato energetico negli ultimi anni, l'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE) ha già utilizzato le sue riserve strategiche in più istanze, al fine di rinsaldare un mercato sempre più instabile. L’elevata deregolamentazione dei mercati delle materie prime significa anche che la speculazione e l’emotività svolgono un ruolo fondamentale nella determinazione dei prezzi del petrolio. Con l’aggiunta di ulteriori segni di incertezza provenienti dal versante geo-politico, la situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente. Supponendo che il petrolio iraniano fosse totalmente embargato, la minaccia ultima consisterebbe nel collasso totale nei mercati dell'energia e l'aumento del prezzo del greggio a circa 250 $ al barile, con i paesi che avvierebbero un razionamento e una corsa all’accaparramento delle forniture. Questo porterebbe non solo a soffocare le economie più fragili nel nord, ma comprometterebbe anche la parabola ascendente di molte economie emergenti, che già stanno lottando contro il calo della domanda in Europa e in America. Il petrolio iraniano è semplicemente troppo indispensabile alla stabilità economica globale e non esistono alternative ragionevoli nel prossimo futuro. Nessuna c’è da meravigliarsi quindi che Turchia, India e Cina continueranno a comprare petrolio iraniano, mentre Corea e Giappone cercheranno disperatamente di convincere gli Stati Uniti a concedere loro esenzioni e deroghe per continuare le loro importazioni dall’Iran. Come rappresaglia per le misure della Unione Europea, un Iran relativamente fiducioso già ha minacciato di anticipare l'embargo tagliando gli approvvigionamenti all’Europa. I migliori clienti europei, dall'Italia alla Grecia fino alla Spagna, sono le economie più fragili del continente, così ogni misura preventiva iraniana costituirebbe un colpo enorme per le economie dell'UE. Un’iniziativa del genere potrebbe ulteriormente erodere la fiducia nel mercato affossando i rating di credito, il che, a sua volta, farebbe aumentare gli interessi passivi. Colpendo l’Iran, l’Europa in realtà sta minando la propria stabilità. In definitiva, le sanzioni non saranno sufficienti a paralizzare il paese. Un’iniziativa del genere è controproducente e destinata a fallire. Le sanzioni, nel migliore dei casi, potrebbero influenzare intorno al 10 per cento dell'economia dell'Iran, ma il paese avrà tutti i fondi necessari per continuare i suoi programmi nucleari. In realtà, il governo ha proposto un bilancio di 443 miliardi di dollari per il 2012, e prevede di raddoppiare le spese militari nei prossimi mesi. Pertanto, le sanzioni servono semplicemente a danneggiare il popolo iraniano e a fomentare ulteriore diffidenza verso l’occidente.

RIAPERTURA DEI COLLOQUI

Con tante frizioni ad inasprire i legami tra l'Iran e l'Occidente, l'onere della riapertura dei colloqui è stato posto sulle spalle di paesi come Turchia e Russia, che hanno mantenuto forti legami con il loro vicino persiano. Russia e Turchia hanno un interesse diretto nella stabilità dell'Iran, perché qualsiasi conflitto tra l'Occidente e lo stato arabo potrebbe compromettere la sicurezza regionale e avere enormi effetti negativi sui legami commerciali con Teheran. Mentre la Russia detesta qualsiasi avventura militare occidentale vicino ai suoi confini, l’economia in grande crescita della Turchia è altamente dipendente dalle esportazioni di energia iraniana. Qualsiasi conflitto in Iran potrebbe minare la sicurezza nazionale della Turchia e spegnere tutte le sue speranze di entrare a fare parte dell’Unione Europea. Quindi la posta in gioco è abbastanza alto per entrambe le nazioni, interessate a canalizzare le crescenti tensioni in direzione di una risoluzione diplomatica. Dal momento della chiusura dell'ambasciata britannica a Tehran, i canali di comunicazione iraniani con l’occidente si sono notevolmente ridotti, così da rendere Mosca e Ankara l'ultimo significativo ponte tra l'Iran e l'Occidente. Da parte sua, l’Iran sembra essere interessato a sedersi attorno a un tavolo, ed invia i suoi alti funzionari regolarmente a Mosca ed Ankara per preparare il terreno alle negoziazioni. L'economia iraniana sta accusando il colpo e Teheran non sembra interessata ad impegnarsi in qualsiasi confronto militare, preferendo riavviare nuovamente colloqui sostanziali. I pragmatisti stanno attivamente spingendo per una soluzione diplomatica. Il presidente Mahmoud Ahmadinejad e il ministro degli esteri Ali Akbar Salehi, hanno recentemente ribadito l’interesse del loro paese a riaprire i colloqui con il cosiddetto (P5 + 1), composto da Germania e cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC). Per dimostrare la sua sincerità, il mese scorso, la leadership iraniana ha accolto una visita tecnica dei rappresentanti dell'AIEA. Entrambe le parti hanno definito la visita come molto costruttiva, e stabilito un accordo per effettuare il più presto possibile un’ulteriore visita. L’Iran sta anche ultimando il contenuto della risposta alla richiesta dell'Unione Europea per i colloqui sulla questione nucleare, con Istanbul come sito probabile per ospitare i negoziati. Tuttavia, l'Iran ha respinto in anticipo qualsiasi richiesta di sospensione di arricchimento nucleare, ma c'è un'alta probabilità che aderisca ad una proposta “passo passo” proveniente dalla Russia, secondo la quale in cambio della trasparenza dell’Iran in ogni fase dei negoziati, ci sarà un’attenuazione delle sanzioni.

L’OCCIDENTE DOVREBBE RIPENSARE LA PROPRIA STRATEGIA

L'alternativa strategica alla diplomazia è la guerra, perché le sanzioni sono solo una manovra tattica per raggiungere fini strategici. Tuttavia, le sanzioni, soprattutto nel caso dell'Iran, non fanno altro che punire la maggior parte della popolazione, innocente, amareggiano la società, e incoraggiano i “falchi” a scapito dei “pragmatisti”. Tecnicamente, l'economia dell'Iran è semplicemente troppo grande da paralizzare, senza rischiare un terremoto energetico a livello globale e il complesso nucleare iraniano è troppo avanzato per smantellarlo. L’Iran sarà in grado di sopportare le pesanti sanzioni, perché il paese ha ancora miliardi di dollari per sostenere le proprie forze armate e avanzare nel suo programma nucleare. Pertanto, è fondamentale per l'Occidente dare alla diplomazia una possibilità e ricalibrare il tenore delle sanzioni. La guerra è un'alternativa impensabile, perché qualsiasi conflitto tra una potenza regionale come l'Iran e l'Occidente potrebbe innescare una crisi internazionale. L'economia mondiale è troppo fragile per sopportare un urto tanto forte, ed è nell'interesse della società internazionale trovare una soluzione pacifica e diplomatica al programma nucleare iraniano, per timore di incorrere in una recessione economica globale ancora più letale. I negoziati non potranno risolvere le grandi differenze ideologiche e strategiche, ma sono un passo cruciale e necessario per costruire un clima di fiducia e superare il profondo senso di diffidenza reciproca che divide le parti. Se l'Occidente avesse accolto con favore la Dichiarazione di Teheran del 2010, saremmo ora nel secondo anno di negoziati atti a sviluppare la fiducia e il dialogo tra le parti. Eppure c'è ancora speranza. I “pragmatici” dell'Iran percepiscono l’urgenza della questione, mentre gli interlocutori come la Turchia – per nulla scoraggiati dallo snobismo dell'Occidente verso la proposta turco-brasiliana sul programma nucleare iraniano - cercano instancabilmente di evitare una catastrofe. Lo status quo è semplicemente insostenibile. L’Iran ha mostrato il suo interesse alla riapertura dei colloqui, Turchia e Russia hanno sostenuto tale mossa, ora la palla passa nelle mani dell’Occidente. Speriamo che la ragione ancora una volta prevalga sulla passione. 

martedì 21 febbraio 2012

Le sanzioni all'Iran, di Richard Javad Heydarian (parte 1)

posto la prima parte di un articolo trovato sul Tehran Times, che tratta delle sanzioni economiche imposte dall’occidente allo stato arabo. ricordiamo che a farne maggiormente le spese, sono come sempre le popolazioni civili. leggendo l’articolo, sembra che l’Iran qualche passo lo faccia nei confronti dell’occidente, ma per accorgersi della buona volontà, bisogna innanzi tutto avere voglia di vederla. adesso, sarà vero che ci sono navi iraniane nel Mediterraneo, ma teniamo anche conto che i vertici di Tehran hanno acconsentito alla visita degli ispettori dell’AIEA. Quindi, insomma, mi pare equo risaltare anche questo lato della vicenda. mi scuso fin d’ora per la traduzione, in più punti scadente. le parti dove mi è stato impossibile tradurre per mancanza di conoscenze dell’inglese, sono comunque contrassegnate dalla simbologia […]. il mio scopo rimane sempre e solo quello di dare asilo ad una visione altra da quella che ci viene abitualmente propinata, cercando di dare risalto al punto di vista dell’accusato. inoltre, se la lettura di questo articolo, servirà ad instillare nel lettore il desiderio di approfondire l’argomento servendosi di strumenti più appropriati di un blog amatoriale, il mio scopo potrà dirsi raggiunto. l’articolo completo in inglese lo trovate qui.

PERCHE’ L’IRAN PUO’ RESISTERE ALLE SANZIONI

Con gli Stati Uniti e l'Unione europea (UE) che impongono all’Iran uno dei regimi di sanzioni più dure che mai sul piano economico, il mondo si trova sul ciglio di una guerra potenzialmente catastrofica nel cuore del Medio Oriente. Nel frattempo, Israele sta suggerendo un attacco preventivo se le sanzioni non dovessero dissuadere il programma nucleare dell'Iran, mentre Teheran ha giurato di vendicarsi su scala internazionale, in caso di attacco. Tuttavia, determinato a svincolarsi dall'assedio economico e ad evitare un potenziale conflitto, l’Iran ha dimostrato un interesse crescente per rilanciare i negoziati con l’occidente. Non solo acconsente alle visite dell'AIEA ai suoi impianti nucleari, ma ha anche dimostrato interesse ad impegnarsi in negoziati, con la Turchia e la Russia, in qualità di interlocutori primari. È giunto il momento per l'Occidente di ripensare all’entità delle sanzioni e cercare una vera e propria strategia per dare una reale speranza alla diplomazia. Questa potrebbe essere l’ultima occasione per evitare la tragedia.

PUNIRE IL POPOLO IRANIANO

Le sanzioni economiche prendono di mira le esportazioni principali dell'Iran, petrolio e gas, oltre a congelare le attività nei mercati finanziari globali, della Banca Centrale Iraniana. Questo ha reso estremamente difficile per Teheran impegnarsi nelle transazioni internazionali su larga scala, compiute in dollari, costringendo l'Iran ad affidarsi ad ingombranti e spesso incerti enti finanziari terzi, per stipulare i consistenti accordi commerciali. Fondamentalmente, le sanzioni hanno avuto un effetto a cascata sul commercio internazionale dell'Iran, con un aumento esponenziale dei costi delle transazioni e dello sforzo atto a mantenere il flusso delle importazioni. L’economia domestica sta già accusando il colpo, in quanto il costo dei prodotti importati è salito alle stelle. Inoltre, le sanzioni stanno aggravando il problema dell'inflazione, perché l'Iran è nel bel mezzo di una riduzione senza precedenti in sovvenzioni statali, che ha causato un significativo aumento della pressione inflazionistica sulle materie prime di base. I tassi di inflazione sono già su un valore a due cifre, mentre il settore manifatturiero sta avendo enormi difficoltà nell'accedere ai prodotti semilavorati e hi-tech provenienti dall'estero, soprattutto dall’occidente. Di conseguenza, sia il settore industriale, sia il settore petrolifero, stanno soffrendo il peso dell’assedio economico. Ciò che è chiaro è che il regime di sanzioni è volto a colpire la classe media iraniana ed inasprire sempre più il punto di vista dei suoi membri sull'Occidente. Per molti iraniani, l’amministrazione Obama ha chiaramente fatto marcia indietro dopo la sua promessa iniziale di riavvicinamento con l’Iran. Le sanzioni, danneggiano direttamente il popolo iraniano e sono un tradimento della promessa del presidente Obama per un rapporto reciprocamente rispettoso, stabile e cordiale tra i due stati. Dopo tre anni di parole vuote e gratuiti auguri in occasione del Nowrouz (Capodanno persiano), la popolazione iraniana ha scarsa propensione verso il governo degli Stati Uniti.

L’ASSEDIO ECONOMICO
               
Il settore più vulnerabile è rappresentato dai mercati valutari, perché i sentimenti sono un fattore cruciale nel determinare i tassi di cambio. In mezzo a una frenesia speculativa, il timore di un inasprimento delle sanzioni finanziarie e la carenza di moneta, hanno portato alla svalutazione del Riyal iraniano. In un mese, la valuta dell'Iran ha perso oltre il 40 per cento del suo valore, costringendo la Banca Centrale Iraniana e la Banca-e-Markazi, a contrarre la politica monetaria, impegnarsi in misure di controllo del capitale e iniettare petro-dollari nell’economia domestica per evitare ……. In realtà, il governo si è impegnato in un giro di vite senza precedenti contro il mercato nero di valuta estera e ha imposto severe misure per regolare il flusso del dollaro. L'Iran ha circa 104 miliardi di dollari in valuta estera e riserve auree, che costituiscono per il paese un cuscino contro le fluttuazioni della valuta. Tuttavia, le sanzioni prendono di mira anche il gigantesco bacino iraniano di riserve di valuta estera, sparse nelle maggiori istituzioni finanziarie occidentali, soprattutto in europee. Pertanto, l’Iran è stato costretto a trasferire la maggiorparte del proprio oro e delle proprie riserve di valuta estera in banche asiatiche e latinoamericane. Per mantenere il commercio e le riserve di valuta estera, l’Iran dovrà affidarsi ai suoi principali partner petroliferi asiatici. Tuttavia, alle sanzioni è stato accoppiato un intenso sforzo diplomatico per convincere i partner commerciali asiatici principali dell'Iran, dalla Corea del sud e il Giappone a Turchia, Cina e India, di interrompere le importazioni.
La strategia occidentale è duplice: in primo luogo, raccogliere il sostegno dei paesi arabi maggiori produttori di petrolio, come l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi, per sopperire a qualsiasi carenza effettiva e potenziale di approvvigionamento di petrolio, se e quando le esportazioni iraniane saranno escluse dal mercato internazionale; in secondo luogo, mettendo sotto pressione i partner petrolifert asiatici dell'Iran, l'Occidente sta cercando di limitare il suo bacino di clienti, limitando quindi enormemente la cerchia  degli acquirenti. Così, molto comprensibilmente, Iran ha definito le sanzioni come una “dichiarazione di guerra economica”, minacciando di chiudere stretto di Hormuz, se tali misure continueranno a soffocare la sua economia.

domenica 19 febbraio 2012

Oil: l'oro nero dei Moratti, di Massimiliano Mazzotta

generalmente si sente parlare della famiglia Moratti quando l’Inter perde e Massimo, incazzato, se ne va dallo stadio prima della fine della gara. questo documentario parla invece della società che gli permette di spendere centinaia di milioni in calciatori e di vivere a Milano, lontano dal benzene, dall’anidride solforosa e dall’odore delicato del gas H2S: la Saras, produttrice di queste meraviglie. gli impianti della Saras sono insediati a Sarroch, in Sardegna, un paese che fino al 1960 conosceva povertà ed ignoranza, uno stile di vita semplice e quasi primitivo. non conosceva il cancro. dal 1965, anno di attracco della prima petroliera, il paese diventa una delle maggiori fonti di profitto per l’industria petrolchimica. diventa anche un giardino dove fiori spaventosi possono crescere e infestare gli organismi sani dei lavoratori, poveri ma liberi nella loro terra, solo qualche anno prima. è davvero difficile trovare una giustificazione quando si vedono nubi nere diffondersi dagli impianti industriali a ridosso delle case. progresso? ricchezza? lavoro? non riesco a darmi risposta. poi c’è il giornalino, che ben si sposa con le volute di fumi multicolori e le eterne fiamme delle candele, una simpatica iniziativa editoriale, perché l’aguzzino deve prendersi cura dei suoi schiavi fin da piccoli, affinché i fanciulli sviluppino amore petrolchimico dalla culla. si tratta di un’iniziativa necessaria perché i bambini, va da sé, mica li infinocchi tanto facile. loro la vedono per quello che è la raffineria: un mostro grigio, un groviglio di nebbie e tubazioni di metallo. ecco allora la simpatica iniziativa editoriale. il gabbiano con caschetto antinfortunio, che ti porta a scoprire il giardino della fabbrica e le meraviglie del suo interno. ecco le visite guidate delle classi elementari, perché familiarizzino fin dalla tenera età con la macchina. per fortuna non c’è solo la Saras in Sardegna. il documentario parla anche di altre realtà criminalindustriali presenti nel territorio, sempre impegnate nel settore chimico. Dopo il post sulla sindrome di Quirra, un altro documento da fare girare. perché tutti sappiano cosa stanno passando i sardi, quanto sia stuprata la loro terra e se i pastori, gli allevatori e tutti coloro che ne hanno le palle piene di morire, dovessero una buona volta prendere in mano i forconi, allora ecco, non li si chiami facinorosi,  violenti, criminali. sarebbe soltanto legittima difesa.