MANIFESTO

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come tutto in natura, anche il manifesto di questo blog è in continua mutazione. nessuno scopo preciso. la verità non credo esista, tanto più nell’epoca post-moderna, dove il bombardamento mediatico è cresciuto grazie ad internet e alle nuove tecnologie. nell'abbondanza ci si confonde facilmente. tuttavia, alcuni punti di vista rimangono dominanti, in quanto maggiormente pubblicizzati dagli organi di informazione ufficiali. questo spazio, tra l’altro, vorrebbe essere veicolo per quelle voci che non si sentono e che per la maggior parte delle persone flirtano con l’assurdo. mi è sempre piaciuto l’assurdo per la sua vicinanza con la natura intima degli esseri e dei fenomeni. per la maggior parte pubblicherò delle playlist salvate sul mio canale di youtube, non per imporre la mia visione incoerente della realtà, ma per dare asilo, oltre che alle versioni ufficiali, a tutto il sommerso di voci più o meno nascoste che dicono il diverso. se poi si tratta di complotti o paranoie, questo lo deciderà il lettore. non cerco fan né promuovo un ideale specifico. non ho la costanza per stare dietro a nessun impegno superiore al respirare. sento semplicemente lo scemare della libertà di espressione, la delicata linfa della diversità andare sperperandosi senza che la maggior parte lo consideri un delitto. vedo le generazioni assopirsi e sento che anche per me, apatico cronico, è venuto il momento di alleggerire la coscienza.

martedì 21 febbraio 2012

Le sanzioni all'Iran, di Richard Javad Heydarian (parte 1)

posto la prima parte di un articolo trovato sul Tehran Times, che tratta delle sanzioni economiche imposte dall’occidente allo stato arabo. ricordiamo che a farne maggiormente le spese, sono come sempre le popolazioni civili. leggendo l’articolo, sembra che l’Iran qualche passo lo faccia nei confronti dell’occidente, ma per accorgersi della buona volontà, bisogna innanzi tutto avere voglia di vederla. adesso, sarà vero che ci sono navi iraniane nel Mediterraneo, ma teniamo anche conto che i vertici di Tehran hanno acconsentito alla visita degli ispettori dell’AIEA. Quindi, insomma, mi pare equo risaltare anche questo lato della vicenda. mi scuso fin d’ora per la traduzione, in più punti scadente. le parti dove mi è stato impossibile tradurre per mancanza di conoscenze dell’inglese, sono comunque contrassegnate dalla simbologia […]. il mio scopo rimane sempre e solo quello di dare asilo ad una visione altra da quella che ci viene abitualmente propinata, cercando di dare risalto al punto di vista dell’accusato. inoltre, se la lettura di questo articolo, servirà ad instillare nel lettore il desiderio di approfondire l’argomento servendosi di strumenti più appropriati di un blog amatoriale, il mio scopo potrà dirsi raggiunto. l’articolo completo in inglese lo trovate qui.

PERCHE’ L’IRAN PUO’ RESISTERE ALLE SANZIONI

Con gli Stati Uniti e l'Unione europea (UE) che impongono all’Iran uno dei regimi di sanzioni più dure che mai sul piano economico, il mondo si trova sul ciglio di una guerra potenzialmente catastrofica nel cuore del Medio Oriente. Nel frattempo, Israele sta suggerendo un attacco preventivo se le sanzioni non dovessero dissuadere il programma nucleare dell'Iran, mentre Teheran ha giurato di vendicarsi su scala internazionale, in caso di attacco. Tuttavia, determinato a svincolarsi dall'assedio economico e ad evitare un potenziale conflitto, l’Iran ha dimostrato un interesse crescente per rilanciare i negoziati con l’occidente. Non solo acconsente alle visite dell'AIEA ai suoi impianti nucleari, ma ha anche dimostrato interesse ad impegnarsi in negoziati, con la Turchia e la Russia, in qualità di interlocutori primari. È giunto il momento per l'Occidente di ripensare all’entità delle sanzioni e cercare una vera e propria strategia per dare una reale speranza alla diplomazia. Questa potrebbe essere l’ultima occasione per evitare la tragedia.

PUNIRE IL POPOLO IRANIANO

Le sanzioni economiche prendono di mira le esportazioni principali dell'Iran, petrolio e gas, oltre a congelare le attività nei mercati finanziari globali, della Banca Centrale Iraniana. Questo ha reso estremamente difficile per Teheran impegnarsi nelle transazioni internazionali su larga scala, compiute in dollari, costringendo l'Iran ad affidarsi ad ingombranti e spesso incerti enti finanziari terzi, per stipulare i consistenti accordi commerciali. Fondamentalmente, le sanzioni hanno avuto un effetto a cascata sul commercio internazionale dell'Iran, con un aumento esponenziale dei costi delle transazioni e dello sforzo atto a mantenere il flusso delle importazioni. L’economia domestica sta già accusando il colpo, in quanto il costo dei prodotti importati è salito alle stelle. Inoltre, le sanzioni stanno aggravando il problema dell'inflazione, perché l'Iran è nel bel mezzo di una riduzione senza precedenti in sovvenzioni statali, che ha causato un significativo aumento della pressione inflazionistica sulle materie prime di base. I tassi di inflazione sono già su un valore a due cifre, mentre il settore manifatturiero sta avendo enormi difficoltà nell'accedere ai prodotti semilavorati e hi-tech provenienti dall'estero, soprattutto dall’occidente. Di conseguenza, sia il settore industriale, sia il settore petrolifero, stanno soffrendo il peso dell’assedio economico. Ciò che è chiaro è che il regime di sanzioni è volto a colpire la classe media iraniana ed inasprire sempre più il punto di vista dei suoi membri sull'Occidente. Per molti iraniani, l’amministrazione Obama ha chiaramente fatto marcia indietro dopo la sua promessa iniziale di riavvicinamento con l’Iran. Le sanzioni, danneggiano direttamente il popolo iraniano e sono un tradimento della promessa del presidente Obama per un rapporto reciprocamente rispettoso, stabile e cordiale tra i due stati. Dopo tre anni di parole vuote e gratuiti auguri in occasione del Nowrouz (Capodanno persiano), la popolazione iraniana ha scarsa propensione verso il governo degli Stati Uniti.

L’ASSEDIO ECONOMICO
               
Il settore più vulnerabile è rappresentato dai mercati valutari, perché i sentimenti sono un fattore cruciale nel determinare i tassi di cambio. In mezzo a una frenesia speculativa, il timore di un inasprimento delle sanzioni finanziarie e la carenza di moneta, hanno portato alla svalutazione del Riyal iraniano. In un mese, la valuta dell'Iran ha perso oltre il 40 per cento del suo valore, costringendo la Banca Centrale Iraniana e la Banca-e-Markazi, a contrarre la politica monetaria, impegnarsi in misure di controllo del capitale e iniettare petro-dollari nell’economia domestica per evitare ……. In realtà, il governo si è impegnato in un giro di vite senza precedenti contro il mercato nero di valuta estera e ha imposto severe misure per regolare il flusso del dollaro. L'Iran ha circa 104 miliardi di dollari in valuta estera e riserve auree, che costituiscono per il paese un cuscino contro le fluttuazioni della valuta. Tuttavia, le sanzioni prendono di mira anche il gigantesco bacino iraniano di riserve di valuta estera, sparse nelle maggiori istituzioni finanziarie occidentali, soprattutto in europee. Pertanto, l’Iran è stato costretto a trasferire la maggiorparte del proprio oro e delle proprie riserve di valuta estera in banche asiatiche e latinoamericane. Per mantenere il commercio e le riserve di valuta estera, l’Iran dovrà affidarsi ai suoi principali partner petroliferi asiatici. Tuttavia, alle sanzioni è stato accoppiato un intenso sforzo diplomatico per convincere i partner commerciali asiatici principali dell'Iran, dalla Corea del sud e il Giappone a Turchia, Cina e India, di interrompere le importazioni.
La strategia occidentale è duplice: in primo luogo, raccogliere il sostegno dei paesi arabi maggiori produttori di petrolio, come l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi, per sopperire a qualsiasi carenza effettiva e potenziale di approvvigionamento di petrolio, se e quando le esportazioni iraniane saranno escluse dal mercato internazionale; in secondo luogo, mettendo sotto pressione i partner petrolifert asiatici dell'Iran, l'Occidente sta cercando di limitare il suo bacino di clienti, limitando quindi enormemente la cerchia  degli acquirenti. Così, molto comprensibilmente, Iran ha definito le sanzioni come una “dichiarazione di guerra economica”, minacciando di chiudere stretto di Hormuz, se tali misure continueranno a soffocare la sua economia.