MANIFESTO

MANIFESTO

come tutto in natura, anche il manifesto di questo blog è in continua mutazione. nessuno scopo preciso. la verità non credo esista, tanto più nell’epoca post-moderna, dove il bombardamento mediatico è cresciuto grazie ad internet e alle nuove tecnologie. nell'abbondanza ci si confonde facilmente. tuttavia, alcuni punti di vista rimangono dominanti, in quanto maggiormente pubblicizzati dagli organi di informazione ufficiali. questo spazio, tra l’altro, vorrebbe essere veicolo per quelle voci che non si sentono e che per la maggior parte delle persone flirtano con l’assurdo. mi è sempre piaciuto l’assurdo per la sua vicinanza con la natura intima degli esseri e dei fenomeni. per la maggior parte pubblicherò delle playlist salvate sul mio canale di youtube, non per imporre la mia visione incoerente della realtà, ma per dare asilo, oltre che alle versioni ufficiali, a tutto il sommerso di voci più o meno nascoste che dicono il diverso. se poi si tratta di complotti o paranoie, questo lo deciderà il lettore. non cerco fan né promuovo un ideale specifico. non ho la costanza per stare dietro a nessun impegno superiore al respirare. sento semplicemente lo scemare della libertà di espressione, la delicata linfa della diversità andare sperperandosi senza che la maggior parte lo consideri un delitto. vedo le generazioni assopirsi e sento che anche per me, apatico cronico, è venuto il momento di alleggerire la coscienza.

domenica 19 febbraio 2012

Oil: l'oro nero dei Moratti, di Massimiliano Mazzotta

generalmente si sente parlare della famiglia Moratti quando l’Inter perde e Massimo, incazzato, se ne va dallo stadio prima della fine della gara. questo documentario parla invece della società che gli permette di spendere centinaia di milioni in calciatori e di vivere a Milano, lontano dal benzene, dall’anidride solforosa e dall’odore delicato del gas H2S: la Saras, produttrice di queste meraviglie. gli impianti della Saras sono insediati a Sarroch, in Sardegna, un paese che fino al 1960 conosceva povertà ed ignoranza, uno stile di vita semplice e quasi primitivo. non conosceva il cancro. dal 1965, anno di attracco della prima petroliera, il paese diventa una delle maggiori fonti di profitto per l’industria petrolchimica. diventa anche un giardino dove fiori spaventosi possono crescere e infestare gli organismi sani dei lavoratori, poveri ma liberi nella loro terra, solo qualche anno prima. è davvero difficile trovare una giustificazione quando si vedono nubi nere diffondersi dagli impianti industriali a ridosso delle case. progresso? ricchezza? lavoro? non riesco a darmi risposta. poi c’è il giornalino, che ben si sposa con le volute di fumi multicolori e le eterne fiamme delle candele, una simpatica iniziativa editoriale, perché l’aguzzino deve prendersi cura dei suoi schiavi fin da piccoli, affinché i fanciulli sviluppino amore petrolchimico dalla culla. si tratta di un’iniziativa necessaria perché i bambini, va da sé, mica li infinocchi tanto facile. loro la vedono per quello che è la raffineria: un mostro grigio, un groviglio di nebbie e tubazioni di metallo. ecco allora la simpatica iniziativa editoriale. il gabbiano con caschetto antinfortunio, che ti porta a scoprire il giardino della fabbrica e le meraviglie del suo interno. ecco le visite guidate delle classi elementari, perché familiarizzino fin dalla tenera età con la macchina. per fortuna non c’è solo la Saras in Sardegna. il documentario parla anche di altre realtà criminalindustriali presenti nel territorio, sempre impegnate nel settore chimico. Dopo il post sulla sindrome di Quirra, un altro documento da fare girare. perché tutti sappiano cosa stanno passando i sardi, quanto sia stuprata la loro terra e se i pastori, gli allevatori e tutti coloro che ne hanno le palle piene di morire, dovessero una buona volta prendere in mano i forconi, allora ecco, non li si chiami facinorosi,  violenti, criminali. sarebbe soltanto legittima difesa.